TUFELLO STORIA E STORIE

Gigi Proietti, Lucamaleonte, via Tonale, Tufello

ARCHITETTURA CINEMA E ARTE URBANA

Testo a cura di Elisabetta Vannucci

Il quartiere del Tufello deve il suo nome alla conformazione del terreno caratterizzata dalla presenza di materiale tufaceo originato sia dall’attività eruttiva dei Monti Sabatini e di quella dei vulcani Albani sia dalle acque sorgive sotterranee.

Architettura

La zona in cui ci troviamo un tempo era caratterizzata da campi liberi e coltivati, in modo particolare da vigneti, solo a partire dagli anni ’30 subì un processo di urbanizzazione repentino.

Ci troviamo infatti nel periodo del fascismo e delle grandi trasformazioni urbanistiche del centro storico che portarono alla distruzione e riorganizzazione di tanti quartieri, come ad esempio Borgo Pio. Da questo fenomeno nacquero le tante borgate romane, tra cui il Tufello.

La prima fase di costruzioni fu caratterizzata da alcune abitazioni di tre piani al massimo, alcune simili a quelle di Città-giardino (tra via Capraia e viale Jonio), altre definite “francesine” (tra via Tonale e via delle Vigne Nuove) per la presenza di emigrati dalla Francia e dalla Corsica.

La seconda fase invece fu più intensiva ed è caratterizzata da edifici di quattro e più piani, in modo particolare la famosa “fortezza proletaria di Stalingrado” (via Scarpanto) e le cosiddette “case a pettine” realizzate dall’ingegnere Pietro Sforza. Con il crescere delle palazzine crescono anche le esigenze in termini di servizi, ed è infatti degli anni ’50 la progettazione del mercato di piazzale degli Euganei realizzato da Elena Luzzatto, la prima donna a laurearsi in architettura in Italia. La Luzzatto segue lo stile razionalista del momento, mettendo in primo piano le esigenze dell’utenza dell’epoca.

Storia

Il Tufello viene ricordato e segnato dal suo opporsi alle azioni dei nazifascisti. In molti furono uccisi per aver lottato per una città libera, alcuni finirono nelle Fosse Ardeatine, altri scontarono solo un periodo a Regina Coeli, ma tutti salvarono tante vite. Ad esempio il Civico giusto, apposto sul muro del Santissimo Redentore, ci ricorda i sacrifici e il coraggio del parroco don Adolfo Petriconi e del vice don Parisio Cursi. Nascondendo cittadini italiani ricercati, disertori tedeschi e prigionieri di guerra inglesi misero a repentaglio le loro vite. Altro evento che segnò il quartiere fu l’uccisione di Valerio Verbano, un omicidio efferato che il Tufello ancora non dimentica e ricorda ogni anno con una manifestazione. La storia più recente del quartiere è stata segnata da un altro evento tragico, ovvero l’esplosione per la fuga di gas in via Ventotene, una tragedia indelebile racchiusa nella scultura commemorativa realizzata dal vigile del fuoco Pinuccio Chessa.

Cinema

Negli anni ’50-’60 questi luoghi sono stati set di film neorealisti che ne sottolineano la distanza dalla città consolidata, l’isolamento o la subordinazione. Un esempio è “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica in cui si riconoscono gli edifici storici di Val Melaina oppure “I soliti ignoti” di Mario Monicelli che presenta alcune scene girate a piazzale degli Euganei prima della costruzione del mercato.

Arte urbana

Negli ultimi anni il Tufello ha cambiato aspetto animando le facciate, caratterizzate fino al quel momento da monotonia cromatica e ripetitività anonima, con volti di personaggi simbolo del quartiere: Valerio Verbano dipinto da Jorit e Gigi Proietti ricordato da Lucamaleonte e tanti altri artisti. È come se la storia riemergesse sui muri, attraverso le crepe e le ferite degli eventi passati, come anche nel caso delle scene del film “Ladri di biciclette” evocate da Noa, Giusy e Moby Dick. Un linguaggio moderno che parla anche ai giovani e rende indelebile la storia di un luogo.

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